Quando un'azienda vuole aggiungere una sezione al proprio sito — un blog, uno shop, una sezione per un mercato estero, un'area clienti — si trova inevitabilmente di fronte a una decisione tecnica con implicazioni SEO: usare un sottodominio (blog.azienda.it) o una sottocartella (azienda.it/blog)? La scelta non è banale e dipende da fattori tecnici, di strategia SEO e di architettura del sito.
La differenza tecnica fondamentale
Un sottodominio è un prefisso del dominio principale separato da un punto: blog.azienda.it, shop.azienda.it, en.azienda.it. Dal punto di vista tecnico, Google tratta i sottodomini come entità distinte rispetto al dominio principale. Hanno il proprio record DNS, possono essere ospitati su server diversi e hanno log e statistiche separati.
Una sottocartella (o sottodirectory) è invece un percorso nel dominio principale: azienda.it/blog, azienda.it/negozio, azienda.it/en. È parte integrante del dominio principale dal punto di vista di Google, condivide l'autorità di dominio accumulata e viene percepita come sezione dello stesso sito.
L'impatto SEO: cosa dice la letteratura e cosa fa Google
Google ha dichiarato ufficialmente di trattare sottodomini e sottocartelle allo stesso modo per il ranking. In pratica, però, la comunità SEO ha accumulato evidenze empiriche che suggeriscono una differenza in termini di come viene distribuita l'autorità del dominio:
- Le sottocartelle tendono a ereditare l'autorità del dominio principale in modo più diretto, beneficiando di tutti i link in entrata del sito. Un blog su azienda.it/blog accumula link equity insieme al resto del sito.
- I sottodomini vengono parzialmente isolati: l'autorità del dominio principale non si trasferisce automaticamente e in misura piena al sottodominio. Il blog su blog.azienda.it deve costruire la propria autorità tendenzialmente da zero.
Per la maggior parte dei casi di uso di un'azienda, la sottocartella è la scelta SEO più efficiente perché consolida l'autorità in un unico dominio.
Quando il sottodominio è la scelta corretta
Ci sono scenari in cui il sottodominio è tecnicamente e strategicamente appropriato:
- Ambienti tecnici separati: staging.azienda.it per il sito di test, app.azienda.it per un'applicazione web con tecnologia diversa dal sito principale (es. una React SPA su un CMS).
- Applicazioni con login e gestione utenti: clienti.azienda.it per un portale clienti sviluppato su tecnologia separata, dove l'isolamento tecnico è necessario.
- Internazionalizzazione con strategie diverse per paese: en.azienda.com può essere gestita in modo indipendente dal team locale, su server diversi. In questo caso però anche la struttura con cartelle (azienda.com/en) o ccTLD separati (azienda.co.uk) sono alternative valide.
- Sezioni con tecnologie incompatibili: quando la nuova sezione richiede uno stack tecnologico che non può coesistere sul server del sito principale.
La regola pratica per le PMI italiane
Per la stragrande maggioranza delle PMI italiane, la risposta è chiara: usa le sottocartelle per le sezioni del sito. Blog, portfolio, sezione notizie, e-commerce integrato: tutto dovrebbe stare sotto azienda.it/ per massimizzare la consolidazione dell'autorità SEO.
Usa i sottodomini solo quando c'è una ragione tecnica specifica — non per comodità organizzativa o abitudine.
Il caso dell'internazionalizzazione: tre opzioni a confronto
Per i siti multilingua, esistono tre approcci con diverse implicazioni SEO:
| Struttura | Esempio | Pro SEO | Contro |
|---|---|---|---|
| ccTLD separato | azienda.fr | Forte segnale geografico | Autorità separata, costi doppi |
| Sottodominio | fr.azienda.com | Configurazione flessibile | Autorità parzialmente separata |
| Sottocartella | azienda.com/fr | Eredita autorità dominio | Gestione tecnica più vincolata |
La scelta dipende dalla strategia internazionale: per un'espansione in un singolo mercato estero, la sottocartella con hreflang correttamente configurato è spesso la soluzione più efficiente.
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